Il sole dei lupi - Un sopravvissuto ai gulag di Stalin
Prefazione
Questa è la storia di Anatolio, o meglio questa è la versione romanzata di un personaggio realmente esistito che cessò di vivere a Roma il 6 gennaio 1971.
Il protagonista appartiene alle schiere di chi non costruisce la storia, ma la subisce, come tanti milioni di esseri umani. Per lui non esiste "una storia oggettiva e non esiste la verità della storia, ma piuttosto le sofferenze e il dolore che l'attraversano".
Un eroe per caso, trascinato da eventi eccezionali a giocare un ruolo e a seguire un percorso particolare che, per di più, in modo abbastanza singolare, visse la propria odissea sotto due regimi totalitari, ideologicamente opposti. Forse, però, tutto sommato, fu un'esperienza meno terribile di quella d'altri cittadini che non poterono mai raccontare il dipanarsi della loro vita.
Attraverso il materiale degli archivi e grazie alla pazienza di numerosi ricercatori e storici, si è potuto ricostruire l'olocausto di tanti sventurati e aggiungere al grande libro della storia qualche pagina strappata.
I fatti, gli avvenimenti e molti personaggi sono quelli narrati nei libri. Testimonianze vere di un secolo di avvenimenti contrastanti, nel bene e nel male: progresso, benessere, dittature, sangue e morti. Quanto scritto, purtroppo, si discosta poco dalla realtà.
Ai milioni di martiri, d'ebrei, e ai pochi sopravvissuti dei lager russi e tedeschi è dedicato questo libro.
Incipit del primo capitolo:
RITORNO A CASA
Gli occhi di quel pagliaccio lo seguivano ancora, lo seguivano in ogni movimento. Occhi vivi su una tela morta.
Si fermava spesso a riposarsi lungo la strada polverosa.
Aveva camminato, viaggiato con i clandestini in treno, in camion e sofferto ancora la fame. Non volgeva mai lo sguardo sulle orme lasciate per paura che qualcuno gli facesse segno di fermarsi, di tornare.
Ripensava ai tanti compagni lasciati nel campo a concimare i terreni o sepolti sotto strati di ghiaccio, con un semplice cartellino di legno legato al ginocchio. Senza una croce, un ricordo del loro passaggio su questa terra avara e matrigna, intrisa del sangue di figli del popolo.
Più tardi, molti anni dopo, in Italia, nelle serate romane, nella sua bella casa, guardando il Cupolone, avrebbe letto pagine amare di Solzenicyn e di Salamov. Anatolio era stato capace di non raccontare nulla a nessuno perché cercava di dimenticare il passato. Nemmeno con la famiglia parlava dei giorni trascorsi nei gulag e di tutto quello che era stato.
Non voleva più ricordare i capisquadra, direttori e responsabili che erano stati fucilati insieme alla propria squadra per non aver portato a termine l'obiettivo di lavoro, e i delinquenti comuni, condannati per omicidio o altri crimini, che la facevano da padroni, prevaricavano i più deboli, li oltraggiavano, li derubavano, li accoltellavano. Dopo tempo, anch'essi seguivano lo stesso destino delle spie: sparivano e poi venivano trovati sgozzati in un angolo remoto del campo. Alla fine, per il lavoro massacrante, per la fame, i maltrattamenti o le malattie, nessuno si salvava, ad eccezione di pochi fortunati che un giorno avrebbero potuto riferire. Chi subiva di più erano i fessi, che per libera scelta, alle botte, alle angherie, ai maltrattamenti preferivano la ragione. Sopportavano di tutto. Chi viveva di più in quell'inferno erano loro, i filosofi, gli scrittori, i poeti, coloro i quali potevano e sapevano pensare, sognare, volare. Sopravviveva chi faceva funzionare il cervello. La carne poteva essere mortificata, ma l'anima e gli ideali non potevano essere scalfiti.
IL SOLE DEI LUPI - Un sopravvissuto ai gulag di Stalin
Editore Tipografia A.G.M. Ceppaloni
Costo E. 14
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