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IL FOULARD DELLA REGINA di Pietro Zerella

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Maria Sofia Regina del Regno delle Due Sicilie“Il foulard della Regina” (La stella cadente Edizione, E. 15), inquadrabile nella categoria dei romanzi storici, è il titolo dell’ultimo lavoro di Pietro Zerella, giornalista e scrittore sannita con all’attivo numerose pubblicazioni soprattutto di carattere storico ed animatore di un premio di poesia.

Ambientato nel Mezzogiorno d’Italia negli anni che vanno dalla lontana Francia post-rivoluzionaria contro l’Europa dell’”Ancient regime” e, dunque, anche contro i Borbone, passando per il Risorgimento  e l’Impresa dei Mille, la nascita del Regno d’Italia sotto i Savoia, le tragedie del brigantaggio, il dramma dell’emigrazione, fino al carnaio della Prima Guerra Mondiale, “Il foulard della Regina” segue le vicende della famiglia Campanella, a cominciare da Carlo, leale servitore del re delle due Sicilie, trasferitosi a San Leucio del Sannio da San Leucio di Caserta.

La ricostruzione della (immaginaria) vita dei protagonisti del romanzo, collegati talvolta al centro di eventi epocali cui partecipano o a cui assistono, è accompagnata spesso dall’Autore con brevi inserti di documenti ufficiali relativi ai fatti narrati per dare maggiore forza evocativa alla pagina romanzata, per “trasportare” il Lettore nel cuore degli eventi descritti e per corroborare le stesse affermazioni di fondo sottese alla trama.

Molti e variegati sono i fattori che invogliano alla lettura del testo, spesso commuovendo o intenerendo: il più forte e ricorrente è la fedeltà “di bandiera” alla Casata dei Capetingi” nutrita dai Campanella.

La storia narrata da Zerella prende la sua piega decisiva quando Ferdinando Campanella, figlio di Carlo, fu avvinto da una vera e propria devozione per la Regina Maria Sofia, moglie dell’ultimo Re di Napoli, Francesco II, soprannominato “Franceshiello”: il giovane e aitante Campanella, che indossava la divisa proprio dell’esercito napoletano, salvò da sicura morte la regina durante il terribile assedio dei piemontesi a Gaeta, la piazzaforte sul Tirreno che vide l’agonia e quindi la fine del Regno borbonico e di fatto la nascita del Regno ‘d’Italia.

 

Maria Sofia che fece omaggio al coraggioso soldato del proprio foulard, non dimenticò mai l’atto di eroismo di quel Campanella. Anche in tarda età, ormai in esilio e ridotta in miseria, la regina pregò il figlio di quel Ferdinando, Francesco, un uomo perennemente alla ricerca di se stesso e di un senso da dare alla propria vita (una metafora dell’Italia) che si era recato per testimoniare un intangibile  amore familiare, di tenere per sé quel pezzo di seta che portava incise le proprie iniziali.

 

Proprio attorno a quel foulard dunque si dipana la storia di un paese che molti ritenevano potesse trovare con l’Unità la soluzione di tutti i problemi socio-economici ed il trampolino di lancio per ritrovare i fasti addirittura dell’antica Roma, ma, in verità, e di questo tutti avranno contezza al più presto anche se non avranno il coraggio di ammetterlo, è la storia stessa di questa Italia (o “Italietta”) che si attorciglia su se stessa creando una serie interminabile di tragedie, di lutti, di dolori.

Decine di migliaia di vittime subito in una vera e propria guerra civile tra i briganti o presunti tali o addirittura veri e propri innocenti, da un lato, e Carabinieri, bersaglieri, Guardia Nazionale, dall’altro, e, poi, milioni di connazionali partiti per le Americhe, per il Nuovo Mondo, per tutta la Rosa dei venti; quindi le lotte operaie, l’anarchia, la povertà assoluta, la fame.

Diciamo subito che, in altri tempi, il romanzo di Zerella sarebbe stato accusato senza giri di parole di posizioni filo-borboniche e, dunque, immediatamente rimosso o almeno accantonato dalla memoria. Contrario alla vulgata ufficiale, tramandata nei sussidiari e nei volumoni di storia delle Scuole Medie o dei Licei,       “Il foulard della Regina” avrebbe, infatti,  suscitato disagi e sofferenze e, dunque, sarebbe stato guardato con sospetto come accaduto alle opere di Carlo Alianello (per dire…).

L’autore beneventano denuncia le incongruenze, le “dimenticanze” e la falsità di ricostruzioni ufficiali, consacrate nei libri agiografici, di eventi storici fondamentali; come la straordinaria Impresa dei Mille uomini, male armati, che sconfissero 60 mila soldati di uno degli eserciti meglio attrezzati di tutta Europa; o con le stragi compiute dai piemontesi di Cialdini ai danni, delle popolazioni inermi come Pontelandolfo e Casalduni il 14 agosto del 1861.

Da qualche tempo a questa parte, ed in particolare proprio a ridosso e durante le Celebrazioni dei 150 anni della proclamazione del Regno d’Italia, sono tuttavia uscite fuori dalle Accademie e dai ristretti cenacoli degli esperti ed addetti ai lavori, molte delle magagne risorgimentali e post-unitarie per diventare coscienza comune al punto che il 14 agosto 2011 sono arrivate a Pontelandolfo le scuse ufficiali del Presidente della repubblica Giorgio Napolitano per il massacro commesso dall’esercito regolare italiano 150 anni prima ai danni di connazionali, cioè della popolazione inerme di quella cittadina, peraltro non responsabile di alcun crimine.

La ricostruzione agiografica della storia dell’Italia Unita non ha potuto fare a meno di evidenziare la ferita purulenta dell’emigrazione (dal solo Sannio fino alla fine del secolo XIX si contarono 115mila individui espatriati su 254mila abitanti), ma lo si è fatto con aperto fastidio verso un fenomeno peraltro voluto ed incoraggiato dalle stesse Autorità del Regno, ma ne “il foulard della Regina” questo capitolo della nostra storia recita un ruolo importante per il suo carico intollerabile sull’animo e sulla vita di tanti italiani.

Queste ricostruzioni storiche potrebbero finalmente aiutare il nostro Paese ad acquistare quella che viene definita una “memoria condivisa” sul proprio passato: solo ristabilendo la verità storica gli italiani potranno acquisire una vera coscienza di far parte di un vero Paese e potranno abbandonare la cura del “particolare” di Guicciardiana memoria cui tanto indulgono.

Nel romanzo di Zerella si coglie da parte dell’Autore una partecipazione intensa e struggente allo strazio e alla tragedia della propria gente (le vicende della famiglia Campanella sono buona parte ambientate sull’uscio di casa dell’Autore, a San Leucio del Sannio ed evidentemente riflettono le storie di chissà quanti compaesani): destino di tanti “vinti”, di un popolo che ha trovato lontano dalla propria terra matrigna le condizioni e le occasioni per farsi valere e per avere quella giustizia negata in patria a rendere necessaria la lettura de “Il foulard della Regina”.

RECENSIONE

Il Sannio quotidiano 28.6.2014

Dr. Antonio De Lucia, giornalista e storico, Capo Stampa della Provincia.


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Luglio 2014 10:34 )  


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