Home Cultura Racconto: "Natale 2013" di Pietro Zerella

Racconto: "Natale 2013" di Pietro Zerella

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La serata era fredda ma il cielo terso pieno di stelle lucenti come mai era stato nel corso dell’anno: un cielo pieno di magia e solennità.

Le strade erano addobbate con stelle luccicanti e davanti a ogni casa si notava un segnale del lieto evento. Gli zampognari suonavano per le vie le ultime nenie prima di ritirarsi presso le loro famiglie e si sentiva sparare per la strada qualche mortaretto.

Gli ultimi ritardatari con il bavero alzato del cappotto ritornavano a casa.

La famiglia con la parentela più prossima si preparava al cenone della vigilia di Natale. In particolare le donne, intorno ai fornelli, avevano il loro gran da fare.

I tre nipotini ripassavano la letterina prima di sedersi a tavola mentre il più piccolo, di solo due anni e mezzo, ripeteva continuamente le poche parole della preghierina : Bambin Gesù…Bambin Gesù fa stare bene mamma, papà, il mio fratellino e… e non ricordava altro.

Si avvicinava l’ora di sedersi a tavola, la strada era diventata muta, deserta e ancora più fredda.

Un rombo di auto, uno sbattere affrettato della portiera, un rumore di passi, un bussare alla porta, una sorpresa…

Si guardarono, non attendevano nessuno… intanto il capo famiglia era andato ad aprire la porta.

 

Si trovò di fronte un personaggio sui cinquant’anni, con una barbetta da letterato che volgeva verso il grigio chiaro, occhi azzurri e capelli brizzolati, alto un metro e ottanta circa e all’apparire del padrone di casa, quasi con reverenza, si scalzò il cappello scuro a falde larghe simile a un Borsalino. Sotto il paltò all’inglese si notava un vestito grigio, elegante.

 

La sorpresa di papà fu totale, dopo il primo attimo di smarrimento fece accomodare l’inaspettato visitatore e tutti si alzarono per salutarlo per rispetto di ospitalità.

Il nuovo arrivato si presentò dicendosi di chiamarsi Giorgio e di venire da molto lontano, purtroppo la sua meta non era vicina. La sua auto all’improvviso si era fermata e il motore sembrava senza vita. La strada era deserta, il freddo pungente e nei paraggi non passava anima viva per chiedere di un meccanico; a noi domandava di poter fare una telefonata a qualche albergo della città per avere una stanza e si scusava umilmente del disturbo che stava arrecando.

Il padrone di casa, quasi in soggezione: “Lei è il benvenuto in casa nostra, saremo lieti di condividere questa sacra serata e il nostro cibo”. La conoscenza della famiglia fu gioiosa fra l’allegria e la curiosità dei ragazzini.

I nipotini recitarono le poesie e le preghiere, i grandi si abbracciarono scambiandosi gli Auguri di Buon Natale… e iniziò il vario passaggio delle tradizionali pietanze.

Improvvisamente la stellina sull’alberello di Natale aveva incominciato a brillare tra la gioia dei più piccoli. La mattina la stellina si era spenta e a nulla erano valsi i tentativi per farla accendere. Il piccolo Pietro aveva fatto un dramma piangendo perché diceva che il bambino Gesù non gli voleva più bene.

Il forestiero, con rare battute, partecipava alla cena e sembrava gustare il cibo, come uno che assaporava per la prima volta quelle pietanze. A ogni nuova portata era un grazie sincero.

Terminata la cena tutti i commensali passarono nel salone per scartocciare i regali sotto l’albero di Natale che ora sembrava vivere di una luce più viva e allegra.

Papà seduto sul divano vicino a Giorgio cercava di far conoscenza con quel tipo così a modo.

Ci fu l’allegro scambio di regali, e papà, guardandomi mi fece capire che doveva esserci un regalo anche per lo straniero. Dalla libreria scelsi il libro più recente scritto da mio padre:  “Il foulard della Regina”, lo avvolsi in un elegante foglio di carta stellare e lo deposi con circospezione sotto l’albero insieme agli altri regali.

Al termine, quando Giorgio si vide consegnare il suo inaspettato pacchetto, la gioia mista a sorpresa fu enorme, ringraziò commosso tutta la famiglia ma serbò un caloroso abbraccio per mio padre, sussurrandogli: “Questa è la famiglia che ho sempre desiderato, grazie, grazie tante, questa serata è stata la più felice della mia esistenza”.

L’abbraccio fu così forte e intenso che sembrava voler trasmettere al mio genitore tutto il suo affetto e la sua energia. Vidi la sofferenza negli occhi del mio caro e lo sforzo fisico per cercare di sostenere il forte amplesso. Era lo stesso viso di gioia e angoscia di quando io lo tenevo stretto sul mio cuore per eccesso di bene, il suo corpo ora era diventato fragile e delicato. Quell’attimo fu come se un soffio di vitalità era entrato dall’Alto nel profondo del suo cuore e che quella visita lo aveva rigenerato

nell’animo e nel fisico.

Incominciarono a suonare le campane a festa che annunciavano la funzione della Natività, le strade ripresero a rivivere e i fuochi d’artificio diventarono sempre più numerosi.

Un abbraccio di addio di Giorgio, un fievole rumore di un’auto e, una lenta marcia di avvio, suggellò la vigilia di Natale.

Sull’albero le stella continuava a brillare più splendente e più bella.

di Pietro Zerella


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Ultimo aggiornamento ( Domenica 29 Dicembre 2013 19:49 )  


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