"L'altra faccia dell'Unità d'Italia 1860-1862": il nuovo romanzo di Pietro Zerella

Venerdì 24 Agosto 2012 02:11
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Non è, e non pretende di esserlo un trattato storico, ma soltanto un “romanzo” che da l’opportunità a due modesti personaggi del popolo, un portiere napoletano Ciccillo Esposito, che conosce Napoli e i suoi concittadini e un contadino sannita, Pietro Zuzolo, un cafone, uno zappaterra che sa leggere e scrivere, una rarità per quel tempo, di ricordare e rivivere momenti storici vissuti, anche se, nella narrazione, si respira un patos particolare.

 

E’ un sogno, com’è stato un sogno l’Unità d’Italia, fin quando i liberatori, si sono comportati come conquistatori.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, i secoli bui delle invasioni barbariche, il triste Medioevo, i secoli di occupazione straniera della penisola, avevano reso gli italiani fatalisti e passivi: “Francia o Spagna purché se magna”. Per risvegliare le coscienze degli italiani, vani erano stati i tentativi di Dante: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta…”. Secoli dopo ci provava Macchiavelli che aveva creduto di individuare “il nocchiere” “Principe” in Cesare Borgia, capace di unificare l’Italia, ma fu deluso anche lui.

Poi il vuoto e l’assuefazione a ubbidire allo straniero per circa altri quattro secoli. Infine il risveglio.

 

 

La meravigliosa “epopea risorgimentale”, i tanti martiri, lo Spielberg, la spedizione dei Mille, tutto sembrava bello, facile, romantico, avventuroso: liberare finalmente un popolo oppresso dagli stranieri e dal tiranno borbonico.

Liberali e avventurieri di tutto il mondo accorsero entusiasti sotto la bandiera di Garibaldi, l’invincibile, l’eroe del momento.

La marcia irresistibile delle camicie rosse verso Napoli, l’ingresso trionfale nella capitale del Regno delle due Sicilie di Garibaldi, dopo la fuga di Francesco II a Gaeta e la sanguinosa battaglia del Volturno, sembrava tutto un sogno.

Poi arrivò il freddo incontro di Teano nel quale il re piemontese Vittorio Emanuele mise fine all’epopea garibaldina umiliando il generoso condottiero.

La discesa in massa dei piemontesi, le nuove leggi, il disprezzo verso i meridionali per essere razza inferiore, secondo le tesi del criminologo Lombroso e di molti deputati e ufficiali del nuovo esercito italiano. Il trasferimento di fabbriche, cantieri navali e soldi al Nord e infine… la delusione, la miseria e la disoccupazione degli ex sudditi del defunto Regno delle Due Sicilie sfociarono nei disordini e nella reazione della povera gente, dei contadini con le pezze al culo e per gli sconfitti la prigionia e l’agonia nella orrida fortezza di Fenestrelle.

I fatti e gli antefatti sono per lo più noti anche al grande pubblico. Ancora, però, certi truci avvenimenti sono ricordati a mezza bocca, quasi ignorati, nascosti negli archivi segreti che, solo ora incominciano a riemergere.

Non si è voluto parlare di revisionismo storico ma solo illustrare i fatti anche se con tutta la loro asprezza, per dare testimonianza di quanta crudeltà e sangue è costata l’Unità d’Italia.

 

L’AUTORE

 

Dr Pietro Zerella

Via V. Emanuele, 54

82010 San Leucio del Sannio (BN)

Tef. 0824/38133 cell. 3294475176

e.mail: pzerella@libero.it

 


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 24 Agosto 2012 02:22 )