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IL VIAGGIO - un Racconto di Pietro Zerella

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IL VIAGGIO - un Racconto di Pietro Zerella

Pietro ZerellaNotti lunghe, interminabili. Occhi sbarrati dalla paura che attendono con ansia vitale l’addivenire dell’alba.

Nella notte visioni, visitatori abominevoli con ghigno maligno, ombre di morte danzano e gioiscono al mio capezzale. Sbarro tremante gli occhi per scacciare la paura. Sfinito, socchiudo le palpebre e di nuovo le ombre sinistre mi danzano intorno. E’ una battaglia che dura tutta la notte.

Poi un filo di luce del nuovo giorno, uno sguardo al crocifisso che sta sulla parete di fronte, un grazie per il nuovo dì.

Tre lunghe notti così, poi un mattino un volo di rondini. Una di essa si posa sul davanzale della finestra e sembra guardarmi, attira la mia attenzione, riesco a pensare, ossigeno nuovo inonda il cervello, rifletto, allora sono: “È l’anima di mia madre che mi dice che sono tra i vivi”.

Sento le auto, i rumori della strada, le sirene delle ambulanze, i lamenti dei pazienti.

 

 

Sono gonfio come un otre, ho paura che da un momento all’altro possa vibrarmi e volare via. Kafka, la sua metamorfosi mi tormenta la testa. Ho estremo bisogno di un sorriso, una mano amica, una parola “dolce” che mi dica che è tutto un sogno. Un volto arcigno di un’infermiera mi scopre un braccio e con la siringa mi succhia preziose gocce di sangue. Ho la forza di dirle: “Fammi un sorriso, dimmi una parola”, mi guarda, forse mi vede come un morituro e indifferente va via.

Intorno a me altri sei letti di sofferenze. Nessuno ha la forza di girare la testa per guardare il vicino. Tutti immobili, legati alle flebo, ai monitor e alle maschere d’ossigeno, guardano con gli occhi spalancati il vuoto o il biancore asettico delle pareti bianche.

E’ l’ora delle visite. I familiari entrano in silenzio in punta di piedi per non disturbare la quieta apparente del malato. Ci si sforza di essere allegri, sdrammatizzare la situazione, allontanare la realtà.

Con le labbra screpolate e la lingua gonfia, cerco di sorridere, dire qualche parola, rassicurare mia moglie e i due miei figli. La mia donna non parla, mi stringe lieve la mano per non farmi male perché sono fragile come il vetro. Mia figlia continua a dirmi sorridendo che sono bello, mi sta bene la barba bianca incolta come un selvaggio. Mio figlio: “Papà devi essere forte, è la battaglia della tua vita, devi vincerla, non mollare” e mi accarezza la fronte.

Farfuglio parole, logiche per la mia mente ma incomprensibili per loro.

Passano i giorni, riaffiorano i ricordi…

Alle quattro di un mattino una carica di cavalleria pervade il mio petto. Un grande dolore, formicolio alle mani, sudore, una compressa di Calvasin sotto la lingua e la corsa al Pronto Soccorso. L’accorrere dei medici, sala operatoria, una voce di un giovane medico mi tranquillizza, “stia calmo, siamo cardiologi, la operiamo e passerà tutto, intanto una firma, dov’è sua moglie, deve firmare!” perché è’ in corso un “infarto miocardico acuto della parete anteriore”.

Mezzora dura l’operazione. La sonda avanza prudente attraverso la vena arteriosa della gamba destra, entra facilmente nel petto. Penetra senza contrasto nel cuore, trova le vene ostruite, un palloncino le libera e fa circolare di nuovo la vita.

Poi il dottore mi dirà che avevo due vene del cuore otturate al 90% e due al 50% e di aver applicato, in termine tecnico: “Angioplastica coronaria con impianto di stent”.

Tre giorni in Sala Intensiva e tutto va bene. Respiro liberamente, mi sento in forma. Altri pazienti sono stati operati lo stesso giorno e tutti stanno in ottima salute.

Poi in reparto cardiologico per qualche giorno e le dimissioni dall’ospedale. Invece.

Al quarto giorno complicazioni ai reni e altri inconvenienti. L’artrite m’immobilizza per tre giorni. Mi aggravo per una cura contro i dolori. Sospensione della stessa e tentativi dei medici di capirci qualcosa. Sono un tronco immobile con affanno e maschera per l’ossigeno.

Mi riportano al reparto di terapia intensiva.

Intanto i medici fanno squadra, si raccordano con il reparto nefrologico, centellinano le medicine, studiano la cura, parlano di dialisi.

Vado in crisi psicologica. Penso che la mia vita sarà condizionata per sempre dalla dialisi. Notte insonni per tale pensiero. Mille esami del sangue, radiografie, Tace infine ritorno al reparto cardiologico, in una stanzetta con due letti e il televisore. Mi si riaccende la speranza. Gli infermieri sono felici per il miglioramento della mia salute. Mi prendono a cuore. Si dimostrano umani e professionali, non mi sento più unmorituro. Ho ancora bisogno di tutti: un bicchiere dacqua, di sedermi sul letto, delle più elementari necessità di pulizia.

Nella stanza si avvicendano nuovi pazienti. Stanno un giorno, due o qualche ora e vanno via a casa, o in terapia intensiva o in sala operatoria. Ognuno racconta una storia: breve, intensa, dolorosa. Unumanità sofferente che si trascina dietro il dolore di familiari e amici.

Sento che sono al termine del viaggio attraverso “una selva oscura e selvaggia”, sto per approdare alla mia isola felice.

Un viaggio lungo, irto di ostacoli e imprevisti. Monti da scalare, discese ripide e abissi interminabili, poi il sole, di nuovo il buio e infine il cielo stellato.

Lungo il viaggio ho incontrato tanti personaggi, tutti mi hanno dissetato nel momento del bisogno o donato un sorriso o una parola di conforto.

Finalmente dopo trentatre giorni di ospedale il ritorno a casa mia.

Vi sono stati dei giorni che disperavo di rivedere la mia collina, la catena degli Appennini, il bel monte Taburno e la Dormiente del Sannio. Mi mancava la mia terrazza ove la brezza silvana profumata della sera mi accarezzava la pelle. Un mondo mio, il mio piccolo regno, la mia preziosa famiglia.

Sono incapace di camminare, ma felice.

Laria di casa mi da linfa e vita, mi sento rinascere. Labnegazione di mia moglie, donna silenziosa e forte e laffetto dei miei figli mi ha dato la forza della rinascita.

Dei giorni passati del lungo viaggio rimane solo un ricordo: la barba bianca, ora ben curata.


San Leucio del Sannio, 10.6.2012

Dr. Pietro Zerella scrittore e saggista

 


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 14 Giugno 2012 12:14 )  


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